Com’è possibile che la mia vita è sempre una grande corsa agli ostacoli?
Ieri l'ennesima discussione pacifica con mio padre, l'unico dei due genitori che non si inalbera subito quando cerco di spiegare determinate cose... Forse l'unico che, pur non comprendendo alcune delle mie decisioni, le rispetta o forse, le incassa silenziosamente.
Quali decisioni? bha... tutte, tutte quelle che riguardano la mia vita, ma soprattutto "l'innominabile".. ovvero quella di andar a vive da sola.
Voglio precisare che il mio andar a vivere da sola significa allontanarmi da loro di sole due rampe di scale, non dovrei neppure cambiare residenza o numero civico.
Sono settimane ormai, da quando tutto si sta concretizzando, da quando ho iniziato a comperare da sola e non come farebbe qualsiasi ragazza insieme alla propria madre, piatti, bicchieri, posate e tutto quello che potrebbe essere componente d'arredo per la mia casina, che si è alzato un muro tra me e mia madre.
C'è voluto più di un anno per farle ascoltare le mie motivazioni, per cercare di farle capire che quella camera da letto dove io dormo mi sta stretta e che il mio mondo non può più essere lì...
Ci sono volute le parole e la pazienza di mia sorella, che come una santa intercedeva periodicamente per me... ma il primo scalino è stato superato.
Ma a quale costo? Quello di vedere un muro che ogni giorno si alza sempre di più…
Io non voglio questo, voglio solo vivere la mia vita.
Possibile che i miei desideri debbano sempre cozzare contro qualcosa? Questa volta si scontrano contro una mentalità ottusa, che non vuole accettare nuovi avvenimenti come: una vita che vuole andare avanti, che fa di tutto per trovare stimoli nuovi che non siano soltanto dei sogni che fanno fatica a realizzarsi.
Possibile che non riesca a farmi capire da colei che mi ha messo al mondo. Possibile che mi tratti come l’ultima dei suoi nemici? Possibile che preferisca continuare a ferirmi con i suoi silenzi e la sua indifferenza, anziché condividere con me momenti e scelte che mi rendono "o potrebbero rendermi" se non felice, almeno più appagata?
Può essere così egoista un genitore e vendicarsi in questo modo, pur di non far godere appieno la costruzione di una nuova vita?
In fondo sto cercando di fare questo passo avendo un età giusta, voglio essere responsabile di me stessa e non mi sento più adatta al ruolo di “figlia di famiglia”. E’ vero abbiamo anche modi e tempi diversi di vivere e io li sento tutti… Dovrebbe essere capace, come madre, di mettere al primo posto la mia felicità, e al secondo posto la sua… ma così non è.
Il mio gesto è dettato secondo lei, da un sentimento di egoismo… di non rispetto nei loro confronti.
Ho sentito dire da mia madre parole durissime contro di me, Io sarei egoista, perché li voglio lasciare da soli, egoista e ingrata per tanti e tanti motivi… sono la vergogna della famiglia, sono tutto tranne che una brava figlia.
Ho cercato di far capire con ogni parola possibile le mie motivazioni. Ho pianto e mi sono spogliata anche dei miei pensieri più intimi. Mi sono confidata, nella speranza che entrambi capissero il “perché” ho bisogno di uscire da quella casa. Non è stato facile, soprattutto con loro che sono persone di altri tempi, altra mentalità… persone più semplici che non sentono il peso di una società così complessa come lo è la nostra, ma è stato tutto inutile.
Non è facile parlare con mio padre e mia madre, non lo è mai stato, e io piano piano mi sono sempre più chiusa in me stessa. Non per questo non li amo, non per questo non mi lasciano indifferenti quei silenzi la sera a cena o il vedere l’atteggiamento di sufficienza che hanno nei miei confronti, quel modo di fare che viene usato come un'arma contro di me.
Io e mia madre ci assomigliamo molto, abbiamo più o meno lo stesso carattere. Eterne orgogliose e indipendenti, libere, tutt’e due con uno spiccato occhio lungo, un po’ pessimiste, e a volte troppo ingenue e fiduciose verso il prossimo… Di mio padre ho forse preso un po’ di più la sua pazienza e il suo essere mite…quel "vivere e lascia vivere" che lo contraddistingue, la dolcezza e la sua insuperabile timidezza.
Però… a volte sembra che io non sia figlia loro… A volte non riesco proprio a capirli, non riesco a comunicare con loro a farmi capire a farmi conoscere… Forse non è colpa mia, forse è solo colpa loro perché non mi vogliono conoscere veramente, mai nessuno sforzo per capirmi… e quando cercano di farlo, accettano passivamente ciò che faccio e ciò che sono, ma con quella smorfia sottile di disapprovazione che ultimamente è sempre più marcata.
Oggi sono arrivata al punto di dover chiudere il mio cuore in un blocco di cemento, lo devo fare, perché se dovessi soccombere alla loro disapprovazione per questo mio progetto, so che morirei dentro.
Sto cercando stimoli nuovi, sto cercando di fare come quella canzone che dice: “la cambio io la vita che non ce la fa a cambiare me…” non mi sembra di fare qualcosa di così grave…
Anche se i miei genitori continuano a pensare che io sia una figlia “ingrata” e che io sia un continuo problema nella loro vita, non posso fare a meno di preoccuparmi per loro, soprattutto per mia madre anche se con questo rapporto di amore e odio siamo sempre a scontrarci per ogni minima cosa. Mi preoccupo perché questa storia la sta facendo scendere in uno stato di indifferenza permanente.
Indifferenza per me, per la famiglia, per le altre figlie, per la casa, ma soprattutto per se stessa.
Si lascia all’abbandono, anche se non lo dice, anche se cerca di fare le stesse cose di ogni giorno, di adempiere ai suoi doveri di casalinga e di nonna, ma io so a che cosa porta il nascondere i propri sentimenti, il non parlare, il tenersi tutto stretto stretto a sé. Io so cosa significa l’indifferenza per tutto. E’ il primo scalino verso la depressione, il primo campanellino…
Se mettiamo in conto che è anche una persona, molto rigida con se stessa e verso gli altri, lunatica e che si lascia prendere dall’apatica per la quotidianità della vita… beh! Ecco il quadro si chiude.
Vorrei aiutarla, ma lei è la prima persone che non si lascia aiutare, né da me né da altri, ama quel suo vittimismo o forse è proprio da questo sentimento che non si sa difendere.
Vorrei tanto che capisse che i problemi che ha, compresa me, sono problemi futili e risolvibili se solo lo volesse…
I problemi veri, lei li ha sempre e solo sfiorati, per fortuna.
Sua sorella che sta combattendo contro il cancro… questo è un problema serio. La stessa persona che nella vita è rimasta vedova a 20 anni e con due figli a carico… questo è un problema vero e solo sfiorato.
Perché... perché allora non può godere di una famiglia, la sua famiglia, che è unita e sana...dei nipoti che sono grandi è belli nella loro età, di un marito che nella buona e nella cattiva sorte le è sempre stato vicino e non ha mai fatto mancare nulla… perché, perché??
Perché l’egoismo di una mentalità vecchia deve impedirle di vivere a pieno la vita…
Perché hai così tanto paura di essere abbandonata da me, mamma, e da noi figlie?
Perché i cambiamenti ti fanno così paura… E’ il tempo che passa che ti fa paura?
Non ti abbandoneremo mai, non ti abbandonerò mai. Io sto solo crescendo, ho solo esigenze diverse. Ho bisogno di imparare dell’altro, di esperienze di vita, ma mai rinnegherò la mia famiglia, mai la potrei dimenticare.
Ho solo un unico grande desiderio ora… Vorrei che i miei genitori capissero davvero le esigenze di questa mia scelta. Vorrei che non
